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FELICE MANIERO: La storia del Veneto

Lo chiamavano Felix, colui che era e verrà ricordato come il boss della mala del Brenta, già da giovanissimo inizia con piccoli furti svolti con furbizia, atti che svelano la creatività e l'ingenio del ragazzo. Con il passar del tempo amplifica i suoi contatti e le sue conoscenze e riesce a creare un gruppo, una banda arruolando i suoi amici più fidati e gli amici degli amici, quella gente del suo paese e zone vicine con cui aveva l' abitudine di ritrovarsi al Bar Tre Spade, o da “Giulio”, locale di Campolongo Maggiore dove si mangiava pesce e si giocava in compagnia a poker.

Riuscì in breva tempo a creare un vero e proprio esercito e da lì iniziarono i veri furti, i furti che Maniero intuì essere il futuro e la vera ricchezza di quel momento, il furto dell' oro, iniziarono così i grossi colpi ai laboratori di orefici e negozi di collane e gioielli. Ogni giorno i "tosi" si arrichiscono, iniziano ad avere donne, belle auto e vestiti di lusso. Sarà solo l'inizio della regno del Maniero. A soli ventiquattro anni con l'utilizzo della forza,controllava l’intero business del gioco d’azzardo che ormai si era diffuso come un virus in molte zone da Venezia a Padova. La banda capisce i settori dove devono specializzarsi per acquisire sempre più denaro e potere, arrivando a concludere che l'elemento fondamentale sarà lo spacio di droga, e vari stupefacenti. Maniero capisce però che il potere affascina e che ci sarebbero stati molti a tentare alla sua vita per impadronirsi di ciò che aveva creato, inziano gli omicidi e i pestaggi tra bande rivali, scontri a fuoco, ed errori tragici come l' omicidio involontario di una giovane ragazza universitaria morta a causa dell espolosione per l assalto di un treno portavalori causato da Maniero e i suoi, purtroppo proprio in quel momento dalla parte opposta stava passando un altro treno con a bordo la giovane che morì sul colpo.

Maniero viene arrestato per la prima volta nel 1980 ma riuscì successivamente ad evadere per ben due volte, prima dal carcere di Fossombrone poi nel carcere a Padova, tentando l'evasione dal carcere di Vicenza dove tenta l'evasione corrompendo due guardie penitenziarie che non andò a buon fine. Alla base della forza evasiva di Maniero è dovuta in gran parte a alti livelli di corruzione che Maniero riservava in vari settori dello Stato.

Maniero viene catturato a Torino dove viene condannato a 33 anni di reclusione, poi ridotti a venti anni e quattro mesi come pena definitiva. Nel febbraio 1995 capisce che l'organizzazione non poteva andar avanti, o forse per un vero pentimento decide di collaborare con la Giustizia, svellando il nome di tutti i menbri, i colpevoli degli omicidi e i segreti della banda, chiudendo così per sempre la mala del Brenta, riuscendo ad essere condannato dalla Corte d'assise d'appello di Venezia a 11 anni di carcere e 60 milioni di lire di multa. Successivamente si venne a sapere del morte della figlia, suicidio della quale Maniero non crederà l'ipotesi, sostenendo si trattasse di vendetta. Attualmente Maniero avendo scontato e pagato quello che la giustizia prevedeva a quel tempo si trova in libertà sotto una nuova identità e fa l'imprenditore di oggetti casalinghi.

 

 

 

 

A ventiquattro anni controllavo l’intero business del gioco d’azzardo che si era diffuso a macchia d’olio da Venezia a Padova» - See more at: http://www.nottecriminale.it/la-mala-del-brenta-storia-di-crimini-e-criminali-nel-profondo-nord-prima-parte.html#sthash.2Ta4UBeq.dpuf
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